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    JazzColours, Antonio Terzo, octobre 2014

    Henri Roger è pianista sperimentale dai mille sti- moli e dalle molteplici idee. Già incontrato in precedenza con Bruno Tocanne in “Remedio La belle”, ispirato a “Cent’anni di solitudine” di Marquez, questa volta prende spunto da Pierre Soulages, pittore astrattista noto per i suoi la- vori “monocromatici” sul nero, detti Outre- noire : narra la leggenda che, lavorando su una tavola, si ritrovasse a stendere nero su nero per ore e, insoddisfatto, lasciasse lo studio per tor- narvi qualche ora più tardi e vedere che tutto quel nero era cambiato, non era più tale e dava dei riflessi insospettati che lo inghiottivano, quasi lo facevano sparire fra le sfumature iride- scenti create dal rifrangersi della luce sui rag- grinzimenti del colore stesso. Ispirato da quest’artista e dall’estemporaneità della sua arte, Roger musicalmente sviluppa accordi e note tese, invitando poi il violoncellista Eric- Maria Couturier, l’ancista Emmanuelle Somer e ancora il batterista Tocanne a visionare quei di- pinti su Internet e a lasciarsene ispirare, dando loro appuntamento in sala d’incisione. Improv- visazione collettiva che, curiosamente, sembra
    portare tutti nella stessa direzione : così come Soulages agiva sulla densità della materia pitto- rica (densità ancor più spiccata quando cominciò a lavorare con gli acrilici), allo stesso modo anche la loro musica viene lavorata sulla densità della materia sonora. Le voci, in tal modo, si so- vrappongono in alcuni brani per procedere per sottrazione in altri, arpeggio del piano sotto- traccia, lunghe note distese dei fiati, linee arti- colate, corde vibranti o lancinanti del violoncello, percussioni appena accennate ov- vero tuonanti. Per Pierre Soulages il risultato dei suoi “neri” non era infatti frutto della sovrap- posizione di quel colore soltanto, ma di strati di colori diversi, dal bianco al blu e molti di quelli intermedi. Alla domanda « Perché il nero ? », Sou- lages replicava « L’unica risposta, che includa ra- gioni sconosciute, rinchiuse nel più oscuro di noi stessi e dei poteri della pittura è “Perché sì” » — “Parce Que”, in francese. Forse “Parce Que !” non a tutti dirà qualcosa, o lo stesso qualcosa : ma anche l’arte espressa attraverso un quadro suggerisce a ciascuno emozioni diverse e non sempre confrontabili.
    Antonio Terzo JazzColours

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