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    Chronique JazzColours avril 2013


    È facile perdersi dentro un piano solo come questo di Henri Roger, polistrumentista francese di recente in duo con Bruno Tocanne, ma da tempo fra le figure di rilievo dell’avanguardia jazz francese. Viene da pensare all’irruenza di Cecil Taylor, mitigata però dal classicismo di Keith Jarrett spoglio dei condizionamenti della tradizione, al delicato lirismo di Bill Evans mediato dalla im maginifica narratività di Matthew Shipp, con un pizzico di quell’irriverente libertà tipica di pianisti europei d’avanguardia come Alex von Schlippenbach, e del romanticismo burbero di Paul Bley : questo per avere un’idea del musicista e di questo suo interessante album. Solo un’idea, giusto perché Henri Roger, che fra le proprie influenze annovera anche Ligeti e Messiaen, è un po’ di ciascuno ma va oltre tutto questo, una possibile mediazione più che una irraggiungibile sintesi. Non nuovo alle uscite in solitaria, questo “Exsurgences” giunge quinto dopo “Energies Douces”, “Rythmigration”, “Imprudenses” e “Hyperkinezik” : si tratta di un lavoro composito, costituito da un Lp in vinile, con un lungo brano sul lato A e tre sulla facciata B, ed un Dvd dove la musica di altri 5 pezzi si materializza in al- trettanti video ad opera dell’artista Anne Pesce, autrice pure della copertina. Tema del disco, le acque sotterranee ed i loro tragitti verso la superficie. Così le idee di Roger gorgogliano in modo naturale dalla tastiera, le sue dita scorrono rapide e spensierate sul pianoforte, acce
    lerano fino ad un punto, un nugolo, una figura o anche una pausa, le mani si incrociano, si sollevano leggere, le corde risuonano, le armonie si librano, sostenute e rilasciate dal pedale, le note si staccano, si identificano individualmente, sgorgano dai tasti, tracciano linee e vaporizzano colori : chine in chiaroscuro, graffiti a tinte morbide, acqueforti, pastelli dai toni acidi. Il tempo è elemento elastico, uno dei vantaggi del piano solo, respiro simbiotico dell’anima dell’esecutore/creatore, e vi subentrano gli stati d’animo da cui ha origine la musica, introspezione, ricerca, attesa, liberazione. Molto ben riuscita anche la sinestesia fra musica e video, il primo, Exsurgences #1, un viaggio di quasi mezz’ora attraverso un mappamondo che ruota seguendo a tempo le tappe di un verosimile tour ; Exsurgences #2 scruta il cielo da una terrazza fra un’alba timida ed un abbacinante tramonto ; Exsurgences #3, fisso sui solchi di un vinile che scorre quasi al ritmo dei bollori del piano ; Exsurgences #4, refrattario e rumoristico come le tre sequenze di immagini da una corsa in auto ; ed infine un meditativo e paesaggistico Exsurgences #5, che gioca sulle sfumature del “far della sera”. Autodidatta, attivo da oltre trent’anni, con quest’album Roger s’impone all’attenzione degli amanti dell’improvvisazione pianistica senza rete più che della critica : e sarebbe ora di concedere ad un musicista così genuino il rico noscimento che merita._An.Te.
    JazzColo[u]rs| aprile ’13

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